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Opere \ Carmen

La Gioconda

La Gioconda

(Melodramma in 4 atti - Musica di A. Ponchielli - Libretto di T. Gorrio)

L’approdo alla versione definitiva di quest’opera, tra le più amate dal grande pubblico, fu certamente travagliato. Il blocco principale della composizione tenne occupato Ponchielli dall’autunno del 1874 all’aprile 1876. La prima rappresentazione fu un successo, ma Ponchielli decise di apportare alcune modifiche – anche sostanziali - alla partitura: la nuova versione fu data alla Fenice di Venezia, nell’autunno dello stesso anno, e a Roma l’anno successivo. Ma l’autore non se ne riteneva ancora soddisfatto: le sue maggiori perplessità riguardavano il libretto del Boito, troppo verista, rispetto alla sua idea. Grazie dunque alla collaborazione del librettista Angelo Zanardini, Ponchielli si risolse a revisionare ancora una volta la partitura, riscrivendo in pratica gran parte del terzo atto, prima che l’opera venisse ripresa - dapprima a Genova (1879) e poi nuovamente alla Scala (13 febbraio 1880) – in quella che ne sarà la versione tuttora portata nei teatri di tutto il mondo.

PERSONAGGI PRINCIPALI: Gioconda, cantatrice; Enzo, principe genovese; Barnaba, cantastorie; Alvise Badoero, uno dei capi dell’Inquisizione di Stato; Laura, moglie di Alvise;la cieca, madre di Gioconda.

TRAMA

Atto Primo. Venezia, XVII secolo. Gioconda ama Enzo Grimaldo - un nobile genovese proscritto da Venezia, che vi si nasconde fingendosi semplice marinaio – ed è a sua volta bramosamente amata dal cantastorie Barnaba, in realtà spia del Consiglio dei Dieci. In tempo di Carnevale il popolo in festa celebra, con una regata e relativi festeggiamenti, la generosità della Repubblica di Venezia. Mentre Barnaba medita sull’ambiguità di quella Repubblica, che tra feste e forche tiene ben saldo il suo potere, sopraggiunge Gioconda con la madre cieca. In attesa della celebrazione del Vespro, Gioconda lascia la madre per raggiungere l’amato Enzo, ma Barnaba le rivolge pressanti avances: ella però lo respinge con disprezzo e fugge. Intanto il popolo, porta in trionfo il vincitore della regata e Barnaba – inasprito dal rifiuto di Gioconda - fa credere a Zuàne, un altro regatante, che il motivo della sua sconfitta è un maleficio della cieca che, ignara di tutto, resta in disparte a pregare. Questa notizia però scatena la reazione della folla, che affronta la donna, decisa a linciarla. Proprio in quel momento torna Gioconda con Enzo, che, compreso il pericolo, tenta prima vanamente di difendere la cieca e poi si allontana per chiedere aiuto. Nel frattempo giunge Alvise Badoero, nobile illustre e potente, con la moglie Laura, entrambi in maschera: le sue parole ferme e imperiose riportano immediatamente la calma. L’intercessione, poi, di Laura a favore della cieca restituisce definitivamente la libertà. Nel frattempo anche Enzo è tornato e Laura, che non può essere riconosciuta per via della maschera, rimane colpita dal suo volto, proprio come Enzo dal suono della di lei voce. Intanto la cieca, manifestando la sua riconoscenza a Laura, le porge il suo rosario come portafortuna. Gioconda però esprime il desiderio di conoscere il nome di colei che ha interceduto per la vita della madre, e dunque Laura lo rivela, suscitando nuova e più viva agitazione in Enzo, che mentre tutti si recano in Chiesa per il Vespro, rimane assorto e solo. Barnaba lo affronta, e gli rivela di conoscere la sua vera identità di principe genovese tornato sotto mentite spoglie nella Repubblica, dove un tempo era innamorato di una giovane donna che però era promessa a un altro. Anche se Enzo inizialmente si ostina a negare, la verità è evidente: il suo cuore non batte per Gioconda, ma per l’antico amore di un tempo, la stessa donna che poc’anzi ha interceduto per la vita della cieca. Ed anche costei è tuttora innamorata di lui e lo ha riconosciuto. Barnaba dunque offre ad Enzo il suo aiuto per fargli incontrare Laura, quella notte sulla sua nave, senza che Alvise si accorga di nulla. Enzo è ovviamente felice dell’opportunità, ma comunque stupito dall’offerta di aiuto di Barnaba e ne chiede dunque la ragione. Costui non fa nulla per celare il suo vero scopo: vuole vendicarsi di Gioconda, che lo respinge, nel modo più terribile, spingendo colui che lei ama al tradimento. Enzo è sconvolto da questa rivelazione, ma accetta ugualmente l’offerta, e seppur maledicendo il perfido Barnaba, si allontana. Ma subito la spia denuncia il tradimento di Enzo e Laura e la loro fuga ad Alvise, mentre Gioconda, che, nascosta, ha udito tutto il discorso tra Enzo e Barnaba ed è fuggita disperata in chiesa, esce all’aperto tra i fedeli dando sfogo al suo dolore, sorretta dalla madre che la conforta.

Atto Secondo. Mentre a bordo della nave di Enzo, i marinai cantano un’allegra canzone, Barnaba travestito da pescatore, senza dare nell’occhio, valuta le forze di cui dispone il brigantino, prima di allontanarsi. Enzo dà ai marinai le ultime istruzioni per la partenza, poi li manda sotto coperta a riposare ed accoglie Laura, accompagnata dal solito Barnaba, che lascia soli i due amanti, dopo aver augurato loro con sinistra ironia buona fortuna. Dopo aver rievocato le loro disavventure ed essersi abbandonati l’uno all’altro per qualche momento, mentre Enzo ridiscende in coperta per preparare la fuga, Laura invoca l’aiuto della Vergine. Sopraggiunge però Gioconda, mascherata, che affronta drammaticamente la rivale fino quasi a volerla colpire con un pugnale. Poi, però, avvedendosi dell’imminente arrivo di Alvise pensa di vendicarsi ancora più crudelmente, consegnandola al marito che ha tradito. Ma Laura, in un ultima e disperata richiesta d’aiuto, mostra il rosario donatole dalla cieca a Gioconda, che lo riconosce e comprende che Laura è la stessa donna che ha salvato sua madre da pubblico linciaggio. Prima che Alvise salga sul brigantino, dunque, Gioconda copre il volto della rivale con una maschera e la fa allontanare su una barca con due marinai. Enzo, tornato sul ponte della nave, affronta l’ira di Gioconda, ma prima che possa riaversi dalla sorpresa, la nave viene attaccata da alcune galere veneziane e affonda.

Atto Terzo. Alvise, al colmo dell’ira, decide di punire l’adulterio della moglie con la morte. Quando arriva Laura egli dà il via ad un ironico e galante scambio di battute che poi interrompe bruscamente gettando violentemente a terra la moglie e porgendole una fiala di veleno, perché si suicidi. Sopraggiunge però Gioconda, nuovamente intenzionata a salvare la vita a Laura, seppur straziata dal dolore. Sostituisce pertanto la fiala mortale con un potente sonnifero, ed esorta Laura a berlo, allontanandosi. Intanto nella sfarzosa Casa di Alvise Badoero giungono gli invitati ad una festa. Al culmine della festa, tra balli e canti, sopraggiunge Barnaba con la cieca madre di Gioconda, sorpresa nelle stanze del palazzo. Si scatena dunque un turbinio di eventi e rivelazioni: la cieca capisce che Barnaba è il delatore che ha tradito sia Enzo che sua figlia e Alvise scopre che Enzo è colui che lui aveva proscritto da Venezia anni prima e con cui la moglie l’ha tradito, manifestando l’intenzione di condannarlo a morte. Gioconda dunque, in altro disperato atto d’amore, si rivolge – non vista – a Barnaba, e promette di concederglisi se lui s’adopererà per salvare Enzo. Infine, tra l’orrore generale, Alvise rivela di avere ‘giustiziato’ la moglie e ne mostra quello che ne crede il cadavere.

Atto quarto . Nell’atrio di un palazzo diroccato alla Giudecca, Gioconda -pur preoccupata per la madre, scomparsa misteriosamente dalla notte precedente - rimasta sola si lascia andare alla disperazione meditando il suicidio. Accantona però l’ipotesi iniziale di bere il veleno destinato a Laura e che lei ancora conserva in quanto si rammenta di doverla aiutare nella fuga.Quando sopraggiunge Enzo, convinto che Laura sia morta e dunque disperato e desideroso anch’egli di seguirla nella morte, Gioconda tenta vanamente di risvegliare in lui quell’amore in cui lei aveva sempre confidato. Straziata ed offesa, però, rivela a Enzo di aver fatto trafugare il cadavere della donna. Inorridito, Enzo le chiede spiegazioni ma Gioconda, distrutta dal dolore non ha più parole né spiegazioni. Il suo silenzio esaspera Enzo che addirittura vorrebbe aggredirla, ma viene fermato da Laura che, risvegliatasi, gli spiega ogni cosa. Enzo dunque si getta grato con l’amante ai piedi di Gioconda, che in breve impartisce loro le necessarie istruzioni per la fuga, li benedice e, rassicurandoli sul suo conto, li congeda. Rimasta sola, a Gioconda non resta che lasciarsi andare al suo desiderio di morte. Si ricorda però della madre, che ancora non è riuscita a rintracciare, nonchè dell’orrido patto con Barnaba: piena di angoscia, vorrebbe fuggire, ma Barnaba è già lì ed esige la sua squallida ricompensa. Gioconda finge di acconsentire ma, mentre Barnaba già canta vittoria, si trafigge il cuore con un pugnale; alla spia, rabbiosa e beffata, non resta che gridare sul cadavere della donna di averle ucciso la madre.

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